Il primo colloquio è
"accogliere l'altro" con i propri timori paure, resistenze, disagi.
Colui che si rivolge a me,
terapeuta, fa una richiesta di aiuto, esprime il bisogno di
affrontare e superare il proprio malessere.
Porta la propria "fragilità",
il bisogno di affidarsi al terapeuta, di essere rassicurato, di
ricevere una "diagnosi", con l'ansia o talora ,il bisogno che la
stessa venga fatta, o negata.
L'affrontare il terapeuta,
persona sconosciuta, in ambiente sconosciuto, paradossalmente, da
una parte crea, nel paziente, tensioni, paure, legate all'ignoto,
dall'altra soddisfa il bisogno di poter esporre, aprire la parte più
profonda di sé, al terapeuta, senza più remore.
Spesso il paziente porta nel
primo colloquio le più disparate sensazioni, emozioni: timore e
bisogno, paura e desiderio di superare il proprio malessere, voglia
di confermare o annullare la propria "incurabilità" .
Desiderio di "guarire",
ricerca di una diagnosi di malattia organica che giustifichi il
malessere psichico, o il bisogno di accrescere la propria autostima
per realizzare al meglio le proprie capacità relazionali,
professionali.
Ancora, il paziente arriva a
me, dopo un trauma, un lutto, una grave malattia, e presenta
impellente il bisogno di creare un varco alle proprie angosce.
Mille sfaccettature, mille
variazioni di colori, che rappresentano la varietà e il dinamismo
degli stati del l'IO, trasferiti sul terapeuta.
Al di là di qualsiasi
impostazione teorica, il terapeuta legge dietro le parole, i
silenzi, la gestualità, lo sguardo, ascolta e osserva , partecipe e
obbiettivo, dentro e fuori il paziente.
Che importanza ha quindi il
primo colloquio? Moltissima, è mettere il paziente a proprio agio,
dissipare iniziali timori, perplessità, è accogliere il suo fiume di
parole, e/ o i suoi silenzi, le sue angosce, è cogliere in lui
quella parte del Sé che vuole affidarsi, aprirsi, che chiede aiuto.
Durante il primo colloquio,
lascio che sia il paziente a parlare di sé, nel modo che vuole, di
ciò che vuole. Se noto disagio, pongo delle domande, rispondo a
qualsiasi quesito chiarificatore mi venga posto. Lascio che sia
lui a scegliere se sedersi di fronte a me, con la scrivania tra di
noi, o se accomodarsi entrambi nelle due poltrone, l'uno di fronte
all'altro.
Al termine del primo
colloquio, viene stipulato il "contratto terapeutico": obbiettivi da
raggiungere, modalità terapeutica, quando e quante volte incontrarsi
nell'arco della settimana, durata della terapia, che varia in base
al tipo di disagio psichico, alla modalità terapeutica decisa
insieme: Psicoterapia individuale o Ipnositerapia o Training, costo
delle sedute terapeutiche.
In genere il primo colloquio
dura più di un'ora, per dare spazio il più possibile al paziente, le
successive circa sessanta minuti.