A volte penso che tutto
quello che successe poco più di due anni or sono appartenga alla
mia altra vita, ne ho la consapevolezza, porto dentro di me vivo
il ricordo di colori, di profumi, di volti, di espressioni, di
parole, di molti silenzi e di sorrisi. Emozioni che riaffiorano
nella vita di tutti i giorni quando un colore, un profumo, un
volto mi riportano in quel tempo, quando l’ospedale era quasi una
casa, il luogo familiare dove andavo con thermos di tè, lavoro a
punto croce, lavoro a maglia, scialle, radiolina, insomma con
tutto quello che avrebbe potuto aiutarmi per passarci le giornate.
Giornate lunghe perché
aspettavo esiti di esami e poi lunghe perché il mio povero corpo
doveva ingurgitare piano piano bottiglioni di farmaci e poi
lunghe perché dovevo parlare coi medici; con me i compagni che mi
camminavano a fianco per un tratto di cammino: sguardi, silenzi,
stanchezza tanta stanchezza, sorrisi lievi.
Ho ricamato una rosa in
quel tempo, l’ho incorniciata e l’ho appesa nella mia camera da
letto. Non posso prescindere dalla mia rosa perché molte cose sono
cambiate mentre ricamavo la mia rosa: il valore del tempo,
l’intensità delle emozioni e poi la scala dei valori, quella che
ti porti dentro e che prende forma assieme alla tua vita e che
diventava ancor più salda su sé stessa mentre ricamavo la mia
rosa. Ho imparato ad ascoltare il mio corpo ed i suoi messaggi:
le sue proteste quando lo trascuravo ed il suo silenzio di
approvazione quando capivo le sue esigenze. Quando stava in
silenzio riuscivo a vedere gli amici più cari, a fare un giretto
al mercato, a dipingere, a scrivere e-mail di notte (quando io
stavo meglio ma gli amici dormivano), cercavo di fare quello che
i medici chiamano ‘vita normale’. Nella mia vita normale c’era
però anche il tennis. Per fare questo sono riuscita a giungere ad
un accordo col mio corpo: lui decideva quando potevo giocare (gli
serviva del tempo per rielaborare i bottiglioni di farmaci
ingurgitati!) io quel giorno lo lasciavo riposare e lui in cambio
mi lasciava giocare un’ora. Che sudate! Ma che gioia dopo poter
fare la doccia come prima! La mia mente era tanto felice.
Ora sto ricamando una
violetta, le dedico molto meno tempo, quello che posso, quello che
riesco a ritagliare tra un’ora di tennis e l’altra; il mio corpo
protesta, a volte; vorrei che lui ora mi aiutasse tanto perché
avevo qualche piccolo sogno nel cassetto ed il tempo è prezioso;
non deve preoccuparsi ho imparato ad ascoltarlo.